Andrea Alessandrini, il “cavallo di razza” della Pallamano Cologne

Un cavallo di razza. Andrea Alessandrini, ‘Sandalo’ per gli amici, nella pallamano ha trovato un rifugio. Una medicina che l’ha guarito da una delle delusioni più grandi della sua vita: la morte di nonno Giuseppe, che a Cologne gestiva un maneggio. Chi monta un puro sangue impara presto a capire che la vita è fatta di ostacoli e che, spesso, non basta il talento per scavalcarli. Ma Andrea non ha avuto paura di chiedere. Perché, quando sei in difficoltà, il calore degli altri riaccende la passione. Quello che cerchi è un gruppo di persone che ti accolga a braccia aperte e ti faccia tornare ad assaporare i momenti belli della vita. Al Palasport di Via Dante Alighieri, Andrea ha ritrovato la propria dimensione, l’amore per lo sport e una seconda casa.

Che c’è di tanto speciale nella Metelli Cologne?
Le persone. Frequento i miei compagni anche fuori dal campo. Abbiamo instaurato un rapporto di amicizia, che va ben al di là del contesto sportivo in cui siamo inseriti.

Come vivi il fatto che Lancini giochi spesso al tuo posto?
Davide merita di essere schierato titolare: è un pivot giovane e molto più bravo di me in fase offensiva. Non è un caso che sia entrato nel giro della nazionale.

La tua arma in più…
E’ il mio carattere. Quando gioco, lotto su ogni pallone e non mollo fino al suono della sirena.

Devi ringraziare qualcuno per quello che sei diventato?
I miei familiari. Gioco a pallamano da circa nove anni e mi sono sempre venuti a vedere; la mia ragazza, che mi ama anche quando esco dal campo con le ossa rotte

E con l’equitazione hai chiuso?
Diciamo che, dopo la morte del nonno, la passione è decisamente venuta meno. Oggi come oggi, in ogni caso, non avrei tempo per praticare un altro sport.

Come la vedi con il Tavarnelle sabato sera.
Dura. Sarebbero due punti fondamentali per il nostro cammino in campionato. C’è inoltre tanta voglia di riscattare la prova opaca della gara di andata.

 

 

Ufficio Stampa