La Casalgrande Padana pallamano rappresenta una delle realtà più autentiche del panorama italiano. Un club che non nasce nei palazzetti, ma tra i banchi di scuola, e che proprio da lì costruisce la propria identità.
Le origini risalgono al 1982, quando un gruppo di insegnanti della scuola media “Lazzaro Spallanzani” decide di trasformare la pallamano in qualcosa che andasse oltre l’educazione fisica. Nasce così un progetto che coinvolge ragazzi e ragazze del territorio, portando negli anni Casalgrande a ottenere risultati importanti già a livello giovanile, con successi nei Giochi della Gioventù e una crescente presenza nei campionati federali.
Crescita e radicamento nel territorio
Con il passare del tempo, la società esce dall’ambito scolastico e si struttura, mantenendo però intatta la propria filosofia: crescita graduale, forte legame con il territorio e valorizzazione dei giovani.
Le prime soddisfazioni arrivano negli anni ’90, con la promozione della squadra femminile in Serie A2 nel 1992, mentre il settore maschile raggiunge la Serie B nazionale.
Dopo anni di sacrifici e trasferte lontano da casa, il club trova finalmente stabilità con la costruzione del PalaKeope, diventato nel tempo il cuore della pallamano casalgrandese.
Il salto di qualità e l’identità del club
Da lì arriva anche il salto nella massima serie: la squadra femminile conquista la Serie A1, restando per più stagioni tra le migliori e arrivando a disputare anche una competizione europea, la Challenge Cup.
Parallelamente cresce anche il progetto sportivo complessivo:
- una squadra maschile presente nei campionati nazionali
- un settore giovanile strutturato e continuo
Casalgrande costruisce così la propria identità su un principio chiaro: continuità.
Giovani e italiane: la scelta che fa la differenza
Un aspetto che rende ancora più significativo il percorso della Casalgrande Padana è la composizione del roster. La squadra si distingue infatti per una scelta chiara e coerente: puntare su un gruppo giovane formato interamente da atlete italiane.
In un campionato in cui molte realtà si affidano a giocatrici straniere per alzare il livello tecnico, Casalgrande ha deciso di seguire una strada diversa, costruendo il proprio progetto su talento nazionale e crescita interna.
Una filosofia che si lega perfettamente alla storia del club, da sempre orientato alla valorizzazione del settore giovanile e alla formazione delle atlete. Un modello che richiede tempo e pazienza, ma che nel lungo periodo garantisce identità, continuità e senso di appartenenza.
Dal ritorno ai playoff all’uscita contro Salerno
E proprio questa continuità ha riportato il club dove voleva tornare.
Dopo sette anni di assenza, la Casalgrande Padana è riuscita a qualificarsi nuovamente ai playoff scudetto, centrando un obiettivo significativo in un campionato sempre più competitivo.
Un traguardo costruito con una filosofia ben precisa: una squadra giovane, cresciuta nel tempo e composta interamente da atlete italiane, scelta sempre più rara nel panorama della pallamano moderna. Un’identità chiara, che punta sulla valorizzazione del vivaio e sulla crescita interna, piuttosto che su innesti stranieri già affermati.
L’ultima partecipazione risaliva al 2019, mentre il punto più alto resta il terzo posto nazionale del 2017. Sotto la guida dell’allenatrice Elena Barani, la squadra ha ritrovato equilibrio e competitività, riuscendo a rientrare tra le migliori.
Il percorso nei playoff si è però interrotto ai quarti di finale contro la Jomi Salerno, una delle squadre più esperte e attrezzate del campionato. Dopo una gara di andata già indirizzata, anche il ritorno ha confermato il divario tra le due formazioni, con Salerno capace di gestire la doppia sfida e staccare il pass per le semifinali.
Per Casalgrande resta comunque un bilancio positivo: il ritorno ai playoff rappresenta un traguardo importante e un segnale concreto di crescita.
Una base solida per il futuro
Casalgrande non è una big nel senso tradizionale del termine.
Ma è qualcosa di più difficile da costruire: una realtà solida, coerente e radicata.
Un club che non vive di exploit, ma di lavoro continuo.
E proprio per questo, il ritorno ai playoff – al di là dell’eliminazione – rappresenta un punto di ripartenza.

