I numeri non barano, il “Perimetro” è in vantaggio

I numeri danno ragione al “Perimetro della Pallamano”, il movimento che sostiene la candidatura di Pasquale Loria alla presidenza della FIGH. Calato il sipario sulle votazioni tecnici/atleti, è tempo di bilanci, consuntivi e analisi. I numeri assegnano la vittoria di tappa al “Perimetro” che ha conseguito circa il 60% dei consensi (52 a 37 nda) ed è questo un imprescindibile punto di partenza. Ma c’è dell’altro. C’è, ad esempio, la netta sproporzione tra risultati ottenuti nella componente atleti dove la vittoria del Movimento che sostiene Loria è stata nettissima e quelli della componente tecnici dove il Perimetro ha perso di misura (18 a 17 nda). E poi. Il Perimetro ha stravinto nel centro-nord mentre è stato nettamente sconfitto al sud. Infine. Il dato più importante, sul quale ancora non c’è certezza, è però un altro ancora: quando si andrà a votare per l’elezione di Presidente e Consiglio Federale? Di questo e di altro ne abbiamo discusso con il candidato Presidente Pasquale Loria.

Soddisfatto dell’esito del voto?

Molto per due ragioni al di là dei numeri che pure sono importanti. Perché questa settimana di voto ha messo in evidenza la forza e l’organizzazione della macchina elettorale e soprattutto perché chi si è candidato e chi è andato a votare lo ha fatto avendo coscienza di cosa stava facendo e conoscenza dei programmi e dei principi di fondo che sono alla base della nostra proposta.

Come spiega questa differenza di voto tra tecnici e atleti?

Il discorso diventa complesso, ma provo a semplificarlo e sintetizzarlo. Dietro la grande partecipazione degli atleti ci sono i Club che però questa volta non si sono limitati ad organizzare “truppe cammellate” ma hanno informato e coinvolto, come da me e dai vari responsabili regionali richiesto. In molte regioni, nelle recenti riunioni, erano presenti tecnici ed atleti in buon numero, che hanno ascoltato le proposte e sono intervenuti nel merito, già questo è un cambiamento culturale di non poco conto. Il dato sui tecnici è da leggere attentamente perché in alcune regioni (Campania, Lazio, Liguria e altre soprattutto al Sud) ha avuto un peso determinante l’affluenza al voto in grande quantità di istruttori scolastici, la cui percezione dello stato attuale della Nostra Pallamano è sicuramente parziale: 12 su 35 delegati tecnici pare facciano parte di questa categoria.  Da più parti mi sono giunte segnalazioni piccate su questo punto e sollecitazioni per  inserire in futuro sbarramenti statutari al voto. Non penso sia questa la strada giusta, tra l’altro non credo sia neanche praticabile stante gli Indirizzi del Coni. La strada è, come sempre, mettere in campo interventi di qualificazione che da un lato siano finalizzati a qualificare la categoria (formazione, aggiornamento e crediti formativi) e, dall’altro, a selezionare e se necessario bonificare i tabulati. Un mio impegno preciso in questo senso riguarderà da subito sia i tecnici sia il settore arbitrale, le due componenti più importanti da cui passa necessariamente il miglioramento qualitativo della Nostra Pallamano.

E quella tra centro-nord Italia e sud?

Altro discorso complesso. Purtroppo oggi esistono due velocità e di questo bisogna tenere conto. I numeri dicono che oltre i due terzi dell’attività sono a Nord e se andiamo a vedere i risultati anche di più. A Sud spiccano alcune eccellenze assolute in contesti dove purtroppo il fenomeno desertificazione non rappresenta più un rischio, ma una realtà. Dobbiamo lavorare di più in questa direzione, comunicando meglio le nostre intenzioni ed entrando in sintonia con le eccellenze esistenti affinché siano esse stesse i “driver” del cambiamento nelle aree territoriali di loro competenza. Mi impegno a farlo con grande intensità nelle prossime settimane, conscio però che necessita un cambiamento culturale al Sud che non può realizzarsi nei tempi ristretti di una campagna elettorale con i suoi limiti dettati dalla necessità di aggregare consenso su una proposta programmatica gioco forza sintetica. Sono convinto che le diversità dovranno essere affrontate con strumenti diversi da Nord a Sud e anche tra Nord e Nord e Sud e Sud, perché così come esistono eccellenze al Sud ci sono aree deboli al Nord. La proposta di autonomia regionale più spinta che è contenuta nel programma può rappresentare un primo strumento per approcciare le diverse situazioni locali in modo differenziato, ma al di là di questo, ripeto, al Sud si devono creare le condizioni per realizzare un vero cambiamento rinunciando definitivamente all’idea dell’assistenza ed agganciando da subito il treno dell’innovazione.

Al voto arriva un movimento spaccato. Come rimetterlo insieme?

Non penso che il Movimento sia spaccato. La compattezza dimostrata dal voto delle regioni del Nord e di parte del Centro Italia ha dimostrato che la tensione al cambiamento è altissima, ben più importante del 60% che il voto ci restituisce in termini di delegati. Ci sono, ripeto, delle aree in cui bisogna lavorare di più e comunicare meglio. Io vivo ed opero al Sud e vi assicuro che ci sono energie importanti da far uscire allo scoperto e valorizzare.

Ha idea di quando si potrà votare per la Presidenza?

No e questo è un problema. Il Nostro Movimento oggi come non mai ha bisogno di certezze e la data del voto finale è importantissima, anche perché chiunque avrà la Responsabilità di programmare e gestire il futuro dovrà avere la possibilità di farlo in modo da arrivare alla prossima stagione con un congruo periodo di lavoro alle spalle. La Pallamano Italiana ha bisogno di alcune risposte immediate, non possiamo aspettare un altro anno.

Sta lavorando da circa due anni, con la sua squadra, a questo progetto. Che idea ha maturato dopo aver girato l’Italia in lungo e in largo?

L’idea che avevo quando ho iniziato: un Movimento vivo e desideroso di emergere, pieno di passione e competente, ma al tempo stesso fragile e spesso insicuro delle proprie grandi potenzialità. Questa campagna ha risvegliato molte coscienze e fatto rinascere l’orgoglio in tanti, da questi fattori positivi si può ripartire, e chissà che qualcuno fuori dal Perimetro non si accorga di noi e si impegni a darci una mano per uscire dall’angolo dell’anonimato.

A quelli che oggi sono fuori dal “perimetro” cosa dice?

Parliamone, confrontiamoci, noi siamo qui, disponibili. Nessuna vendetta o pulizia etnica, mai, siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo il dovere di remare nella stessa direzione. Le immagini mostruose di personaggi con la bava alla bocca non ci appartengono, il nostro perimetro è una figura inclusiva ed aperta.

…E a quelli che sono dentro?

Andiamo avanti con ancora maggiore determinazione e convinzione, stiamo facendo un buon lavoro…

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