La vicenda MARANO su Il Fatto Quotidiano

Il problema non è neanche più chi viene eletto, ma chi vota: nelle elezioni dello sport italiano succede di tutto. Ed è anche per questo che le Federazioni sono diventate dei feudi di potere inespugnabili. Alle urne ci vanno società che forse non esistono neppure, come successo per anni nel pentathlon, dove la vecchia classe dirigente si è appena ripresa il potere. I sospetti si allargano ad altre discipline, nelle Federazioni più piccole, dove è facile creare associazioni per influenzare il voto e difficile vigilare. Dall’hockey su prato alla pallamano, passando per il ciclismo, solo per citarne alcune. Così può capitare che nelle scuole di un paesino di Napoli spuntino squadre giovanili come funghi, e che al seggio si presenti addirittura una suora. O che in Sicilia possano contare società che la giustizia sportiva ha dimostrato essere false, ma a cui non è stato tolto il diritto di voto. Vicende particolari di un problema generale: tutto o quasi è lecito, avallato dalle sentenze dei vari Tribunali federali, spesso nel silenzio del Coni.

MIRACOLO A MARANO: “HANDBALL CITY” ALLE PORTE DI NAPOLI – Pallamano, Marano: in questo piccolo Comune in provincia di Napoli ci sono addirittura 12 società giovanili di pallamano, più che nell’intera Regione. Tutte under 12 (la categoria minima richiesta per avere un voto), disputano un torneo a sé ma nessuna partecipa ad un campionato seniores. Che fine facciano questi ragazzini amanti della pallamano, di cui non c’è più traccia superati i 14 anni, è una domanda che ha fatto nascere il sospetto in diversi appassionati locali, culminato in un esposto alla Procura del Coni. Nel documento si mettono in risalto “i codici federali che dimostrano una affiliazione seriale”, e si avanzano dubbi “sul carattere fittizio di questa pseudo attività agonistica”, per la mancanza di documentazione e gare fissate in orari in cui le scuole di riferimento sono chiuse. L’accusa è che si tratti di finte associazioni create per alterare le elezioni. Anche perché lo stesso schema si ripeterebbe pure nel Lazio e in Calabria, in particolare a Reggio dove altre 19 associazioni giovanili sono registrate allo stesso numero civico. L’esposto, però, non ha avuto grandi risultati. O meglio, una pesante squalifica è arrivata, ai danni del denunciante però: dieci mesi di inibizione all’avvocato Mario Cirillo, tacciato di “evidente non conoscenza del regolamento” dal Tribunale federale che ha concluso per “l’infondatezza dell’impianto accusatorio”. Solo dopo sono seguite anche delle sanzioni (molto leggere, invero) per alcune società citate nell’esposto. Una contraddizione? Di certo nella tornata regionale per la scelta dei grandi elettori che dovranno votare per la guida della Federazione, la maggioranza del presidente Francesco Purromuto ha vinto sia in Campania che in Calabria: in carica da 16 anni, a marzo attende la riconferma per il sesto mandato.

(fonte “Il Fatto Quotidiano.it”)

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