Meglio postare che lavorare

La fake news che più fa presa sul movimento è quella che ne attesta il default, il mancato raggiungimento di un obiettivo, il fallimento di una mission programmata.

Si assiste così ad una moltiplicazione selvaggia di fake news che raccontano di una totale assenza di attenzione da parte della nuova Governance Federale nei confronti dell’attività promozionale, di base, un disinteresse diffuso verso l’attività di avviamento alla pallamano che è cosa ben diversa dall’attività agonistica vera e propria cui ci dedicheremo successivamente.
“Si investono troppo soldi per finanziare l’attività di vertice e si trascura la base”….. e ancora…. “Si investono troppi soldi per finanziare l’attività delle Nazionali e intanto la base muore…”. Aggettivo più, aggettivo meno, il tenore dei messaggi degli haters è più o meno sempre questo. Sarà vero? E’ veramente così disastroso il quadro generale della pallamano italiana? A leggere i numeri non è assolutamente così! Avendo riguardo all’attività promozionale pura, quella che è stata introdotta nel 2016 quando si decise di epurare il movimento da decine di società fantasma e centinaia di atleti che la pallamano nemmeno sapevano cosa fosse e facendo proprie le indicazioni ministeriali, è invece ben chiara ed evidente a tutti la crescita del numero di giovani che si avvicinano alla pallamano creando le premesse per un passaggio all’attività agonistica vera e propria. Erano 3677 (2606 maschietti, 1071 femminucce) nel 2016/17 ( l’anno zero del nuovo progetto federale) per poi aumentare a 4737 (3252 maschietti – 1485 femminucce) nel 2018/19. In attesa dei numeri di quest’annualità che dalle premesse sembra ancora più florida, si prende atto di un dato ineluttabile: l’attività promozionale è in costante e progressiva crescita. Lo è in generale e lo è anche nello specifico nel senso che aumentano in maniera costante sia i maschietti che le femminucce. E allora di che parliamo? Ovvio, il merito di questi numeri va ascritto principalmente ai club, soprattutto quelli che accogliendo la sfida lanciata nel marzo del 2016 hanno cambiato passo e cominciato a lavorare con ancora maggiore passione e impegno pur in presenza di innegabili e oggettive difficoltà, mentre chi invece immaginava un new deal assistenzialistico, partendo dalla convinzione che crollato il regime si sarebbe dato vita ad un nuovo cerchio magico, ovvio che oggi si trovi in evidente imbarazzo. Più facile lavorare sei ore in palestra o scrivere un post autodistruttivo e restare lì a contare i like? In fondo non si rischia neanche la squalifica.