Dal momento che negli ultimi giorni si è fatto spesso riferimento al Ranking per spiegare, in poche parole, perché l’Italia femminile non avrebbe potuto battere l’Islanda ed accedere alla seconda fase (play-off) della qualificazione per i Mondiali 2015, pensiamo sia giusto condividere con i nostri lettori alcune riflessioni in merito, anche al fine di comprendere insieme il significato delle cose ed evitare, di conseguenza, che si ricada in luoghi comuni e mode terminologiche (ricordate lo spred?).
Il Ranking, scusate l’approccio didattico-didascalico che di solito non ci appartiene, è una classifica ponderata in ragione del tempo ottenuta calcolando un indicatore sintetico di performance (risultati) che considera, per l’appunto, i risultati sportivi conseguiti nel periodo di osservazione prescelto. Per essere pratici, quando diciamo che l’Italia è 26ma nel ranking femminile per Nazioni, diciamo semplicemente che nel biennio, o triennio o qualsivoglia periodo considerato, 25 Nazioni hanno ottenuto risultati mediamente migliori.
Semplice ed immediato. Siccome l’indice che determina il Ranking è di natura rotativa, ogni anno si scartano i risultati più vecchi che vengono sostituiti dagli attuali, quindi il Ranking serve, se considerato istantaneamente, solo per determinare le griglie dei sorteggi nei vari tornei di qualificazione, ma se si vuole utilizzarlo come parametro di crescita/decrescita, miglioramento/peggioramento, cioè come indicatore per valutare la bontà di un progetto, esso va valutato nella sua serie storica. Ma ci rendiamo conto che state per cambiare pagina e quindi STOP, sperando di aver reso il concetto di base.
Per salire nel Ranking, quindi, ogni anno bisogna fare risultati migliori rispetto agli anni precedenti e plausibilmente è necessario battere qualche Nazione che sta davanti, nel caso del Ranking EHF la cosa vale, con pesi differenti, sia per la Nazionale senior sia per quella junior intesa come ultima fascia giovanile, cioè under 19/20. Pertanto sali nel Ranking se dimostri di migliorare almeno con due rappresentative, noi in Italia la seconda non la iscriviamo nemmeno.
Orbene, nel 2008, anno in cui l’Italia disputò l’ultimo play-off di qualificazione (contro l’Austria), la nostra posizione nel Ranking era la 24ma, posizione giustamente considerata insoddisfacente e pertanto si decise di cambiare progetto e guida tecnica. Liliana Ivaci fu sollevata dall’incarico e si iniziò con Tamas Neukum la lunga serie dei tecnici che si sono alternati sulle panchine azzurre, tutti più o meno sotto il coordinamento/supervisione del responsabile tecnico Marco Trespidi.
Nel dicembre 2010, quando ad Oderzo, la nostra Nazionale affrontò Repubblica Ceca (perdendo), Lituania e Bulgaria (vincendo) la nostra posizione nel Ranking era la medesima, poi è iniziato il ciclo che per intenderci chiamiamo di Futura e siamo arrivati ad oggi. Abbiamo battuto la Macedonia, più avanti di noi nel Ranking, ma abbiamo perso nettamente dall’Islanda. Come allora non ci siamo qualificati, come allora siamo oltre il ventesimo posto nel Ranking, per la precisione il 26mo. La serie storica ci dice che in sei anni siamo arretrati, questi sono i numeri.
Sei anni nello sport moderno, quello per intenderci che va dalla CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) ad oggi, quindi post caduta del Muro e sportivamente da Barcellona 1992 in poi, sono un’eternità, un’era geologica, lo sport moderno corre veloce assistito dalla scienza, dalla tecnologia e dalla comunicazione, in sei anni cambia il Mondo e si ribaltano rapporti di forza e risultati. Noi siamo immobili, perché?
Questa è la domanda alla quale vorremmo risposte, eppure i progetti sono cambiati ed anche i responsabili, i nuovi progetti sono stati giudicati favorevolmente dal CONI e quindi specificamente finanziati. Non erano adeguati questi nuovi progetti? Oppure sono stati gestiti male e quindi i responsabili ne devono rispondere?
La nostra linea è nota, noi pensiamo che le Squadre Nazionali sono figlie del movimento nazionale, in particolare la nazionale senior del campionato maggiore. Un movimento ampio ed in fermento ed un campionato competitivo determinano una Nazionale competitiva, l’entusiasmo genera entusiasmo, la crescita tecnica di tutte le componenti determina crescita tecnica e così via. In Italia, purtroppo, tutto il movimento è stato ripensato al ribasso in funzione di un unico progetto salvifico, messianicamente annunciato e magicamente gestito.
I tecnici non hanno opportunità di crescita e confronto, i Club stanno man mano perdendo motivazioni e tirano al risparmio quando non decidono di chiudere bottega, il livello delle competizioni è in costante calo, i campionati giovanili inesistenti in più della metà del territorio nazionale, del livello arbitrale meglio sorvolare, ecc. ecc. Cosa aspettiamo a fermarci per riflettere? Cosa ci impedisce di cambiare passo una volta per tutte? Abbiamo un po’ di tempo per la femminile, da oggi a fine stagione, approfittiamone per dare una svolta decisa, a partire dagli uomini.

