Sconfitta: l’altra faccia della medaglia

Pallamano
Pallamano

Non sempre va come vorresti: a volte l’avversario è nettamente più forte, e allora te ne fai una ragione. Ma a volte a buttare tutto alle ortiche sei proprio tu, assieme ai tuoi compagni, ed è proprio lì che la sconfitta brucia e ti lascia quell’amaro in bocca che solo chi calca il 40×20 ed ha perso almeno una partita alla propria portata, può “sentire sul palato” leggendo queste righe.

Alla fine dei 60′ di gioco guardi il tabellone e, dopo aver salutato l’avversario, ti dirigi verso la panchina per raccogliere le solite cose: felpa, pallone, borraccia e pochi altri oggetti. Con la felpa sulle spalle ti incammini verso lo spogliatoio e, mentre ti avvicini agli spalti, ti asciughi il sudore con la manica della maglia, quasi per evitare lo sguardo di amici e parenti che vorrebbero fermarti a parlare. Ovviamente chi ti conosce davvero sa che ora non è proprio il momento e accenna un “Ci sentiamo dopo” a cui rispondi con un mezzo sorriso forzato.

Finalmente in spogliatoio ti senti un minimo protetto, d’altronde quelle quattro mura sono come il bagno di casa solamente un po’ più allargato; ti siedi sulla panchina, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia e la testa tra le mani. Lì inizi a pensare a tutte le varie azioni svolte e agli errori commessi e, nel mentre, ti slacci le scarpe, ti togli la divisa, le ginocchiere e le fasciature, con quella faccia e quelle mosse, che descrivono perfettamente la sensazione di rabbia per aver perso la partita.

In spogliatoio nessuno parla, tutti si fanno la doccia senza iniziare alcun discorso anzi, forse l’unico ad aver aperto bocca è stato il mister che, appena finita la partita, è entrato in spogliatoio per sfogare tutta la propria amarezza per quanto visto in campo.

Finito di rivestirti esci dallo spogliatoio salutando con un “Ciao” stridulo, che ti esce a malapena, come quando non parli per ore e poi ti manca la voce. Con il cappuccio in testa ti dirigi verso l’uscita, cercando di incrociare meno sguardi possibili mentre ascolti le solite varie frasi: “Dai sarà per la prossima” o “Capita a tutti una giornata no”, frasi da persone sicuramente care, ma che non possono provare quello che in quel momento stai provando tu.

Tu che sai d’aver sbagliato, tu che cerchi di trovare le colpe di questa sconfitta, che ti sei sentito pesante come un bisonte quando invece solitamente sei in grado di saltare e correre come una gazzella. Tu che nella lettura dell’attacco e della difesa sembrava fossi sceso in campo con una benda agli occhi e non ne hai azzeccata mezza.

E poi ci sono anche quelle sconfitte in trasferta, dove una volta uscito dallo spogliatoio non vedi l’ora di salire in macchina per metterti le cuffie alle orecchie ed ascoltare musica fino a destinazione, con lo sguardo fisso fuori dal finestrino ma con la mente a quei 60′, come stessi rivedendo il filmato della partita.

La sera fatichi ad addormentarti, passi una domenica lunatica, ed in un batter d’occhio arriva il lunedì e torni a preparare il borsone per andare ad allenamento: ed è proprio lì che troviamo la differenza tra un vincente ed un perdente. Il vincente, dopo aver passato due giornate storte a ripensare alla partita persa, arriva al palazzetto avendo saputo accettare la sconfitta, ma soprattutto arriva pronto ad allenarsi per dimostrare che quella di sabato è stata solamente una caduta non prevista, da cui si rialzerà più forte di prima.

Ecco perché, quando si perde, e si arriva in spogliatoio, molti atleti spogliandosi pensano a quali sono le soluzioni a tutti gli errori commessi.

Ma il vincente fa un ulteriore passo in più: togliendosi le scarpe pensa anche che esse sono così consumate perché si è allenato intensamente, e togliendosi la divisa pensa che è sporca di pece per le innumerevoli lotte con l’avversario dove alcune volte è riuscito ad avere la meglio; come anche togliendosi le ginocchiere pensa a quante volte è caduto, per poi rialzarsi, perché chi cade e resta per terra, resta indietro rispetto agli altri e lui, vuole sempre essere davanti.

Perché lo sport, la pallamano, è così: è solo per persone con una mentalità vincente, mentalità che poi mischiati al sudore ed ai sacrifici, ti porta ad essere un vincitore e non un vinto.

“Posso accettare la sconfitta, ma non posso accettare di rinunciare a provarci.”

Cit. Michael Jordan