Serie A2 a geografia variabile: non solo problemi economici…

Problemi economici, certo. Geografia difficile, sicuramente. Ma c’è anche dell’altro: la riforma annunciata, poi di fatto rimandata alla stagione 2018/19, non aiuta le società a programmare e favorisce, per così dire, la prudenza, per non parlare della sfiducia e della stanchezza che si annida nelle pieghe di un Movimento da troppo tempo lasciato al proprio destino. Il riferimento è in particolar modo a quei “Club di mezzo”, che non hanno la struttura organizzativa e tecnica per ambire a far parte del girone unico prossimo venturo e che quindi decidono, a seconda delle circostanze, di fluttuare tra serie A2 e B, con un occhio attento ai bilanci ed in base alle risorse tecniche del momento. Così chiaramente il movimento non cresce.

28 squadre in serie A1 sono un’assurdità che siamo costretti a tenerci per ancora due anni, nonostante a gennaio scorso si fossero create le premesse per far partire il processo di riforma, nel frattempo sono sempre di più le squadre che abbandonano la serie A2, lo scorso anno erano 36 ai nastri di partenza (un girone da 10, 2 da 8 e 2 da 5), quest’anno sono 37, nonostante 20 promozioni (8 hanno rinunciato) dalla B e tre ripescaggi. Un movimento “normale” avrebbe dovuto contare almeno 48 squadre, da dividere magari in 4 gironi da 12, invece ne abbiamo ancora 37: un girone da 10, uno da 8, 2 gironi da 7 ed uno da 5, frutto della volontà collaborativa dei Club presenti alla riunione (12, pari a circa un terzo degli aventi diritto) fattivamente “coordinati” da due dirigenti esperti ed attenti alle necessità del Movimento, il parmigiano Fanti e Massimo Petazzi.

Abbiamo cercato di suggerire soluzioni fattibili ed allo stesso tempo sostenibili, purtroppo in questa fase è necessario fare molta attenzione alla geografia e tenere tutti dentro aspettando che si concretizzino i tempi per le riforme. Questo il commento a caldo di Massimo Petazzi, al quale fa eco Francesco Fanti: era importante venire incontro alle richieste del Verdeazzurro Sassari che è oggettivamente sfavorito dalla collocazione geografica, allo stesso tempo le squadre che dovranno andare in Sardegna mal digeriscono formule con seconde e terze fasi successive perché questo significa andare più volte nell’Isola e non poter programmare per tempo i viaggi. Quindi un girone da 10 (andate e ritorno senza fasi successive) con Sassari, presumibilmente il girone del Nord-Ovest rafforzato da Parma e Povegliano, tenendo conto anche della dislocazione dei principali aeroporti che servono la Sardegna. Poi un girone da 8 squadre (Emilia Romagna e Toscana), due da 7 (Nord-Est e Centro-Sud) ed il solito gironcino siciliano da 5 squadre.

Alla fine viene fuori il dato del Movimento maschile di serie A: 65 squadre (28 in A1 e 37 in A2), due in più dello scorso anno (27 in A1 e 36 in A2), ma due in meno rispetto alla stagione 2013/14, in cui i gironi di A2 erano 5 da 8 squadre (27 in A1), per un totale di 67 squadre e 9 in meno rispetto al primo anno dell’attuale formula, il 2012/13, quando i gironi di A2 erano 4 da 9 e uno da 7 (43 squadre) più 31 in serie A1, per un totale di 74 squadre.

Se consideriamo che in questa tornata, al netto di promozioni, retrocessioni e ripescaggi hanno dato forfait 15 squadre (8 neopromosse in A2 e 7 aventi diritto, 6 di A2 più Haenna), il problema di cui parlavamo all’inizio dovrebbe essere ben presente e non si può continuare a fare affidamento solo sulla buona volontà e lo spirito collaborativo dei Club.